Sanità, I Quartieri: lettera al sindaco Abramo

Catanzaro, Sabato 13 Gennaio 2018 - 12:18 di Redazione

Carissimo Sergio,   l’avevamo detto che la tua ordinanza sulla situazione della sanità cittadina e sul funzionamento del Pronto soccorso del Pugliese-Ciaccio non aveva prodotto risultati significativi, oggi lo confermi anche tu. Avevamo detto e continuiamo a dire che il ragionamento sul Pronto soccorso è soltanto la foglia di fico, dietro la quale si nasconde un sistema di cattiva organizzazione e di mancanza di progettualità futura nel comparto sanitario cittadino che deve avere un orizzonte e non può prescindere dalla unificazione delle aziende ospedaliere e dal nuovo Pronto soccorso universitario. Avevamo detto e continuiamo a dire che esiste un concetto di “dignità” nella malattia, che l’accoglienza al Pronto soccorso necessita di percorsi dedicati per i soggetti fragili – bambini ed anziani - e che alcuni maltrattamenti, nei confronti di anziani,  all’interno di alcuni reparti del Pugliese-Ciaccio, quali geriatria e medicina, le famose “piaghe da decubito” non possono avere giustificazioni né mediche né di ordine organizzativo, perché restano, per quanto se ne possa dire, reati di carattere penale. Avevamo detto e continuiamo a dire che la tua azione, fatto unico nel panorama dei primi cittadini calabresi, è sacrosanta, incontra il favore del popolo, può diventare un manifesto anche politico, diventa un impegno forte nella costruzione della “città della salute” che Catanzaro aspira a diventare, senza restare solo un must non realizzato di programma. Avevamo detto e continuiamo a dire che in politica non si può essere soprammobili di interessi di parte che ledono un interesse collettivo, tanto che la tua azione, funzione specifica del primo cittadino, crea malumori e mette a nudo un sistema fatto di interessi privati, dove la sanità è terra di conquista e non già, come dovrebbe essere, un diritto sacrosanto dei cittadini. Per cui scoprire ancora oggi che il Pronto soccorso del Pugliese-Ciaccio è letteralmente nel caos, non è motivo di novità. E lo diventa ancora meno, se valutiamo che le evidenze del Ministero della Salute sul rischio influenza - dove la Calabria viene classificata come regione ad alto rischio - quindi con possibili disagi nei punti di emergenza-urgenza, non produce a Catanzaro alcuna direttiva organizzativa volta a mitigare il rischio, lasciando immobile la struttura del Pronto soccorso nonostante tutto! Chiariamo subito che l’azione da te intrapresa, fatte salve le ostilità che si manifestano tanto che basta leggere le dichiarazioni stampa, apre un processo di legittimazione che per tramite del sindaco restituisce la sanità ai cittadini e la dignità alla malattia. Ma parlare di sanità a Catanzaro ed oltre, impone di ampliare l’ottica, di intercettare un orizzonte che va ovviamente oltre la struttura ospedaliera, perché la sanità ed il bisogno di cura non è solo ospedalità, dove per un errore si tende solo a curare l’acuto senza porre rimedio alla cronicità della malattia. Questo avviene anche a Catanzaro. E tutto questo è talmente vero perché in mancanza di una rete di protezione per la lungo degenza, visto che anche la nostra città invecchia con tutte le problematiche sanitarie connesse, il problema si scarica sulle strutture extra-ospedaliere che nella città di Catanzaro hanno rilevanza, e/o rappresentano futuri investimenti in partnership della tua Amministrazione attingendo a fondi nazionali. Parlare di attenzione e di un riconoscimento che sia equanime alla pari di altre realtà sanitarie pubbliche anch’esse erogatrici di servizi sanitari, ci sembra a questo punto doveroso. Non può sfuggire che queste realtà oltre che nel sanitario specifico operano anche nel welfare, dove i guasti della cosiddetta riforma Roccisano sono ben conosciuti all’Amministrazione che tu rappresenti. Se veramente a Catanzaro non vogliamo che la gestione politica che ha governato la sanità crei macelleria sociale, sia in termini di malattia che in termini di posti di lavoro, allora diventa stringente un tuo impegno, con la stessa intensità, a difesa di queste realtà. Non è più pensabile che le strutture socio-sanitarie rappresentate da RSA o Case protette siano derubricate a realtà ritenute minori, ricattabili da certa politica burocratizzata di matrice regionale o di emanazione territoriale in carico alle Asp locali, costrette quasi a pietire un riconoscimento economico con puntualità sulla base di uno stanziamento di budget che, in termini molto semplici, ha la stessa valenza di quello riconosciuto alle strutture sanitarie pubbliche. Immaginiamo soltanto se le aziende ospedaliere venissero messe in crisi dalla governance regionale tanto da non riuscire a pagare gli stipendi?…questo non avverrà mai. E allora è giusto chiedersi perché debba avvenire rispetto ad altri attori, che comunque sia pure con tanti se e tanti ma, erogano un servizio, oggi indispensabile anche entro le mura della città di Catanzaro. Implorare non è assolutamente un gesto nobile! E lo diventa ancora meno se tocca la malattia, dove tutti noi abbiamo il sacrosanto dovere di rispettare chi misura il suo tempo in spiccioli. Come non lo è quando incide sul rispetto del lavoro e di quanti, operatori sanitari all’interno di queste strutture, compiono il loro lavoro, la loro missione e si vedono continuamente defraudati da una politica irresponsabile, di una certezza o se vuoi, di un diritto. Bene, siccome Catanzaro non credo possa permettersi simili lussi - abbandonare i propri anziani il più delle volte fragili e tantomeno possa permettersi di distruggere posti di lavoro - per una (ir)responsabilità che è tutta politica, ritengo e ne sono convinto, che la tua azione di sindaco della nostra città debba essere in prima linea, come stai già facendo. Hai ed avrai il consenso di quanti capiscono la ragione e, che non vogliono essere in politica un soprammobile bizzarro. Con stima.  

Alfredo Serrao Presidente “I Quartieri”



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